SEVEN ABOUT

Artwork

Il lavoro musicale Seven è stato realizzato esclusivamente con l’ausilio di un Virtual Analog Synthesizer modello Korg MS 2000/b, denominato comunemente sintetizzatore. Si tratta di uno dispositivo che può generare imitazioni di strumenti musicali reali o creare suoni non esistenti in natura. Tramite una selezione di una quantità di tecniche, è possibile poi ottenere una serie di effetti. In questo caso la tecnica impiegata è unicamente la sintesi sottrattiva. Volendo ascrivere il lavoro entro un genere musicale, si attiene formalmente alle caratteristiche della Space music, un genere che risiede nella musica Ambient, così denominata, dato che induce l’ascoltatore entro una sorta di esperienza contemplativa, trasmettendogli una percezione indeterminata di spaziosità. Essendo una musica priva di melodie, strutture convenzionali e ritmiche, evoca un senso di «continuum di immagini ed emozioni», usando la definizione dei teorici nonché fondatori della stessa, come Brian Eno. La Space music prende una serie di diramazioni, ma molto interessante è il principio che accomuna tutte le esperienze Ambient: il senso di indefinitezza. Il porsi sempre “a distanza” come un paesaggio di cui cogliamo e godiamo del senso complessivo, ma i cui particolari, che muovono e animano medesimo paesaggio, sfuggono, apparentemente, ai nostri sensi.

 

Genesi

Concepito nel 2007, Seven si configura come un contenitore di contenuti (concetti) eterogenei e interminabili, che vengono sviscerati di volta in volta, in modo sempre difforme (attraverso eventi, happening, performances), e che, ripercorrono in modo incalzante sempre il centro: la genesi di Seven. In tal caso l’origine si pone come processo infinito e indefinito, o meglio, “non finito”, dal momento che il principio del concept album è il concetto stesso che scorre a ripetizione, come l’acqua di un fiume.

In Seven, la scelta delle note è ricaduta sulle sette della scala diatonica, teorizzata in origine da Pitagora mediante studi effettuati su un monocordo. Si dice che mentre il matematico effettuava le sue ricerche, affermò: “studiate il monocordo e scoprirete i segreti dell’universo”. Pare che Seven segua concettualmente la genesi della stessa scala diatonica, in quanto, prende vita dall’emissione di un segnale semplice (generato dal sintetizzatore), un’onda, e attraverso la tecnica di sintesi sottrattiva, vengono determinate sette atmosfere, o “sette camere sonore”, tenendo fede alla definizione dello stesso autore.

È doveroso ricordare che l’artista concepisce Seven nell’arco di una nottata trascorsa in studio, plasmando impetuosamente “le materie sonore”, immergendosi pertanto nei “sette paesaggi sonori” da lui procreati. Il riascolto successivo, gli ha permesso poi un’identificazione individuale dei paesaggi, secondo impressioni evocategli.

 

Storia di una cover

Tra i primi passi compiuti per “animare” Seven, è stata organizzata una performance aperta alla gente comune, con lo scopo finale di trarre formalmente la copertina dell’album. Si è così cercata, anche in questo caso, un’esperienza accidentale, inconsapevoli della riuscita dell’evento, essendo appunto la partecipazione collettiva ad esortare l’opera.

In questo caso, trattandosi della copertina (la forma), si è cercato di rintracciare in primis a livello storico, l’origine della denominazione delle sette note (i contenuti), e ci si è imbattuti, come è noto, nelle vicende legate ai canti gregoriani, e specificatamente nell’Inno a San Giovanni. Tale inno, ascrivibile all’età delle riforme di Papa Gregorio Magno che riordinò la schola cantorum nel VII secolo, è stato poi attentamente studiato e apprezzato dal musicologo Guido D’Arezzo, che pensò di estrapolare dalle sillabe iniziali della prima strofa (Ut queant laxis, Resinare fibris, Mira gestorum, Famuli tuorum, Solve polluti, Labii reatum, Sancte Johannes…), la denominazione dell’attuale scala musicale. Questo sistema di designazione delle note comportò il concepimento di tutta una serie di teorie, a partire dalle notazioni musicali all’interno del tetragramma (che prelude il pentagramma) e quindi di un ordinato sistema ritmico che andò a fissare determinate misure musicali.

Dalla corposa ricerca in questa sede accennata, è stata concepita, il 22 Ottobre 2011, una performance sulla scalinata di San Gregorio al Celio a Roma, luogo che conserva gelosamente la tradizione del canto gregoriano, con l’intento di “comporre” una scala musicale umana. L’evento ha riunito tanti amici, curiosi, passanti e turisti, a “comporre il canto”, ovvero, a reggere un carattere mobile che sarebbe andato a formare l’illustre strofa del suddetto Inno. Uno degli scatti fotografici che ha documentato l’evento, è stato accuratamente selezionato ed è l’attuale copertina di Seven.

Seven Matteo Fioretti
Seven Matteo Fioretti
Seven Matteo Fioretti

"Seven, un ponte sonoro tra passato e futuro"

Intervista di Ludovico Peroni

 

Che significato ha per te il termine “ricerca”? 

 

“Ho sempre pensato ad un modo per far esistere i suoni svincolandoli dagli elementi usati tradizionalmente nella costruzione di un brano musicale. Ho cercato di liberarmi dell’armonia, della melodia e del ritmo senza evitarli necessariamente, ma piuttosto percorrendo strade sulle quali questi elementi sarebbero comparsi spontaneamente. Seven è frutto di azioni libere ed improvvise, un continuo mutamento di suoni lasciati esistere semplicemente per ciò che sono fisicamente, in un ambiente sonoro a sua volta in mutamento. La ricerca sta nello strutturare il meno possibile lo spazio musicale rendendolo il più vicino possibile alla vita quotidiana non strutturata, stimolando così la percezione dell’ascoltatore verso una posizione non fissa, con tutte le possibili varianti e sfumature che accadono nel corso di un processo.”

 

Di che strumenti ti sei servito per registrare ed elaborare il suono?

 

“Il lavoro musicale Seven è stato realizzato esclusivamente con l’ausilio di un “virtual analog synthesizer” modello Korg MS 2000/B, denominato comunemente sintetizzatore. Si tratta di uno dispositivo a tastiera che può generare imitazioni di strumenti musicali reali o creare suoni non esistenti in natura. In questo caso la tecnica impiegata per costruire gli ambienti sonori è stata unicamente la sintesi sottrattiva, la quale permette di modificare un suono generato da un oscillatore mediante opportune operazioni di filtraggio. In parole semplici, si arriva a costruire il suono desiderato rimuovendo tutte le parti che non ci interessano dal suono inizialmente generato dalla sorgente sonora. Seven è stato concepito nell’arco di una nottata trascorsa in studio, plasmando impulsivamente le materie sonore. Solamente un riascolto successivo, attraverso le impressioni che mi sono state evocate dalle atmosfere sonore, mi ha permesso un’identificazione personale dei sette “paesaggi”.”

 

Perché avete pensato ad un flashmob per la promozione del progetto?

 

“Tra i primi passi compiuti per “animare” Seven, è stata organizzata una performance aperta alla gente comune, con lo scopo finale di trarre formalmente la copertina dell’album. Si è così cercata, anche in questo caso, un’esperienza accidentale, inconsapevoli della riuscita dell’evento, essendo appunto la partecipazione collettiva ad esortare l’opera. Trattandosi della copertina (la forma), si è cercato di rintracciare in primis a livello storico, l’origine della denominazione delle sette note (i contenuti), e ci si è imbattuti nelle vicende legate ai canti gregoriani, e specificatamente nell’Inno a San Giovanni. Come molti sapranno, tale inno è stato poi attentamente studiato e apprezzato dal teorico musicale Guido D’Arezzo, che pensò di estrapolare dalle sillabe iniziali della prima strofa (Ut queant laxis, Resinare fibris, Mira gestorum, Famuli tuorum, Solve polluti, Labii reatum, Sancte Johannes…) la denominazione delle note dell’attuale scala musicale. La performance si è svolta il 22 Ottobre 2011 sulla scalinata della chiesa di San Gregorio al Celio a Roma, luogo che conserva gelosamente la tradizione del canto gregoriano, con l’intento di “comporre” una scala musicale umana. L’evento ha riunito diversi amici, curiosi, passanti e turisti, a “comporre il canto”, ovvero, a reggere un carattere mobile che sarebbe andato a formare l’illustre strofa dell’Inno. Uno degli scatti fotografici che ha documentato l’evento è stato accuratamente selezionato ed è l’attuale copertina di Seven.”

 

Come ci si potrebbe riavvicinare al grande pubblico pur facendo ricerca?

 

“A mio parere, la popolarità si raggiunge solo passando dai mass media o dalle major, per cui mi pare ovvio che la ricerca e la sperimentazione possa arrivare al grande pubblico solo se questa viene proposta dagli interpreti e cantautori del momento. La band più popolare della storia, The Beatles, ad esempio ha inserito sin da subito elementi sperimentali nelle sue composizioni pop, pur rimanendo al passo coi tempi e attenendosi alle mode e alle esigenze discografiche del momento.”